
Capita anche a voi di sentirvi gli eterni secondi?
È una sensazione strana, ma io l’ho sempre avuta. Nello studio, nel lavoro, in altre cose che faccio: sento sempre di arrivare dopo. Che anche se mi impegno, c’è qualcuno sempre più avanti, sempre più bravo.
Non lo scrivo per piangermi addosso. Lo scrivo perché voglio capire se questa sensazione è solo mia o se è condivisa.
E soprattutto: da dove viene?
Forse è la società che ce lo impone. Viviamo in un mondo di classifiche, di paragoni, di “chi arriva primo vince”. Fin da piccoli ci insegnano che il secondo posto è il primo dei perdenti. Che conta solo il podio più alto.
Ma poi mi chiedo: essere primi per chi? Per me o per gli altri?
Perché se la risposta è “per gli altri”, allora sarò sempre secondo. Ci sarà sempre qualcuno più avanti in qualcosa. Più bravo, più veloce, più riconosciuto.
Ma se la risposta è “per me”, allora forse il confronto non è con gli altri. È con chi ero ieri. E lì, forse, non sono secondo. Forse sono semplicemente in cammino.
C’è anche un’altra possibilità: che questa sensazione non sia un difetto, ma un motore. Forse il nostro IO ci mette sempre alla prova proprio per questo. Per farci superare i nostri limiti e per non farci accontentare.
Gli eterni secondi non si fermano mai. Continuano a provarci, anche quando gli altri hanno già smesso.
E forse è proprio questo che ci rende diversi. Non il fatto di non arrivare primi. Ma il fatto di non mollare.
Tu ti senti così? E se sì, come la vivi?

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