Ci lamentiamo del nostro orto.

Ma l’orto del vicino non è migliore.

Ci sembra migliore solo perché lo guardiamo da lontano.

Questa riflessione descrive perfettamente quello che proviamo ogni giorno. Abbiamo sempre confrontato la nostra vita con quella degli altri – quello che abbiamo, quello che siamo riusciti a costruire, quello che ci manca.

Ma oggi, con i social, questa cosa è aumentata esponenzialmente. Vediamo vite perfette. Case perfette, famiglie perfette, viaggi perfetti, corpi perfetti. E guardiamo il nostro orto, con le erbacce, i pomodori storti, la terra secca e ci sentiamo inferiori.

“Vedi lui?” diciamo. “Lui sì che fa una bella vita. Non come me.”

E questo ci rende tristi, frustrati, inadeguati. Perché non riusciamo ad avere quella vita lì.

Ma qui sta il punto: noi quella vita la stiamo vedendo da fuori. Da lontano. Come l’orto del vicino che da lontano sembra perfetto, ma se ti avvicini scopri che anche lui ha erbacce, insetti, raccolti andati male.

La differenza è che del tuo orto vedi tutto: le difficoltà, i fallimenti, le giornate di fatica. Dell’orto del vicino vedi solo il risultato finale, il pomodoro più bello messo in mostra.

Nessuno pubblica le erbacce. Nessuno mostra i momenti in cui non ce la fa, in cui dubita, in cui vorrebbe mollare tutto.

Forse il tuo orto non è peggiore. Forse è solo più onesto.

La prossima volta che guardi l’orto del vicino e ti senti inadeguato, ricordati: anche lui sta guardando il tuo da lontano. E anche a lui il tuo sembra più verde.

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