
Anche voi usate l’intelligenza artificiale come se fosse la magic 8 ball?
Lo so, la tentazione è forte. E infatti io lo faccio.
Per chi non la conoscesse: la magic 8 ball è quel gioco americano a forma di palla da biliardo nera che, se la scuoti dopo aver fatto una domanda, ti dà una risposta. Si vedeva nei film degli anni Novanta. Qualcuno la prendeva, pronunciava ad alta voce una domanda tipo “Dovrei fare questa cosa?” e la palla rispondeva con frasi vaghe tipo “Sì”, “No”, “Chiedi di nuovo più tardi”.
Ecco, io mi rendo conto che sto facendo la stessa cosa con l’IA.
Faccio una domanda e spero che mi dia una risposta che mi aiuti nelle scelte quotidiane. Cose che dovrei decidere io, non lei.
“Dovrei cambiare lavoro?””Sto facendo la cosa giusta?”
E l’IA risponde. Con tono sicuro, articolato, apparentemente saggio. E io mi sento meglio, come se qualcuno avesse tolto il peso della decisione dalle mie spalle.
Ma qui sta il problema: l’IA non sa niente di me. Non sa cosa provo davvero, cosa voglio davvero, cosa mi fa stare bene davvero. Risponde basandosi su pattern, non su verità.
Proprio come la magic 8 ball, che rispondeva a caso e allora perché lo facciamo? Forse perché è più facile chiedere a qualcosa di esterno piuttosto che ascoltare noi stessi. Forse perché abbiamo paura di sbagliare e vogliamo che qualcun altro (o qualcos’altro) si prenda la responsabilità.
O forse, semplicemente, perché a volte abbiamo solo bisogno di sentirci dire qualcosa. Non importa se sia vero o no. Importa che ci dia il coraggio di fare quello che, in fondo, sapevamo già di voler fare.
Forse il problema non è usare l’IA. È usarla per sostituire il nostro pensiero invece che per aiutarci a vedere più chiaro.
E voi? Come la usate? Ci cadete anche voi nello scuoterla come se fosse la magic 8 ball?








